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Vegliare: andare “incontro” allo sposo!

Spesso siamo preoccupati di conoscere il futuro, soprattutto in questo tempo di guerre fratricide. Cosa avverrà? Cosa ci riserva il futuro? C’è perfino chi, pur di sapere cosa accadrà, è pronto a consultare oroscopi e cartomanti, rimanendo puntualmente insoddisfatto e a volte fregato, perché come ci ricorda il Vangelo, il futuro non accade per caso e non dipende dai maghi: il futuro si prepara giorno per giorno. Gesù non è un cartomante che rivela come andrà un esame o un’interrogazione, se avremo successo nel lavoro o in amore. Il Vangelo è preoccupato di dirci che tutto andrà bene o male a secondo di come noi viviamo il presente, perché il futuro dipende dalla nostra capacità di “vegliare” oggi, di stare pronti!.. Vegliare è la parola che il Vangelo ci consegna e che Gesù, nella stupenda parabola delle dieci vergini, invitate a una festa nuziale, declina insieme alla parola “saggezza” e “stoltezza”. Ai tempi di Gesù c’era consuetudine che le nozze si celebrassero di notte; pertanto il corteo degli invitati doveva procedere con le lampade accese.

Inoltre lo sposo veniva accolto e accompagnato da un corteo di amiche della sposa, un corteo festoso di canti e di luci. Come racconta Gesù, accade che solo cinque amiche della sposa portano con sé l’olio per le lampade, le altre si dimenticano. Il messaggio è chiaro: il nostro futuro dipende dalla nostra saggezza o stoltezza, da come noi decidiamo di vivere l’oggi. Tutte e dieci le vergini accolgono l’invito e si mettono in cammino. Ma non basta. La vita è lunga, spesso incontriamo anche imprevisti, inoltre nessuno di noi è esente dalla stanchezza e dal peso della quotidianità: nel cammino della vita c’è per tutti il rischio di rassegnarsi e di spegnere le “lampade” dei nostri desideri. Corriamo il rischio di nascere “piromani” e di morire “pompieri”, cioè di invecchiare prima del tempo e di smettere di desiderare. Certamente crescere significa diventare anche concreti e mettere la testa sulle spalle per dare ai nostri sogni e desideri, gambe e concretezza. Dispiace incontrare persone rassegnate, spente che non hanno più “olio” nelle loro lampade!

Il Vangelo ci chiama quindi “oggi e non domani”, a una grande e personalissima responsabilità. L’esito della nostra vita dipende dalla nostra responsabilità e capacità di essere svegli, tenendo accesi i nostri desideri profondi. Ma, chi veglia di solito? Chi è vigilante e sveglio? La mamma che veglia il suo bambino, il medico che cura il paziente, la sentinella il sonno della città, il pastore il suo gregge… Vegliare significa “aver cura” e prendersi a “cuore” le situazioni, ma soprattutto le persone. Questo è l’olio che le giovani sagge prendono con sé, un olio le cui scorte vanno però rinnovate, non sono date una volta per sempre. Non basta perciò la lampada della fede, occorre anche l’olio della carità e delle opere buone. Troppe volte ci perdiamo in cose che ci distolgono dall’essenziale, corriamo talmente tanto forte che ci lasciamo indietro l’anima, i desideri, le speranze. E per custodire la nostra interiorità, il Vangelo ci invita a dire dei “no”, perché solo così potremo conservare il nostro olio e dire dei “sì” autentici e pieni, andando incontro allo sposo che ci viene incontro e che colma le nostre mancanze…

 

                                                                                                                                                        Padre Gottardo

 

 Domenica 8 Novembre: ringraziamento per i frutti della terra e il lavoro dell'uomo...

 

Ogni venerdi dai Padri Monfortani dalle 8.00 alle 11.00: Adorazione Eucaristica