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BEATITUDINI: LE “VIE” PER LA SANTITA’...

Ancora le Beatitudini, il “discorso della Montagna”! Un messaggio vicino e lontano, risaputo ed estraneo. Le Beatitudini per noi sono un programma di vita, tra il passato, presente e il futuro. Che c’è infatti di più ardente nel cuore dell’uomo, del bisogno di felicità, di beatitudine? Ma dove sta l’assoluta novità delle Beatitudini? Novità non solo difronte al mondo. Le beatitudini non sono la punta più alta della sapienza dell’antico Israele. E’ lo stesso evangelista Matteo a precisare che Gesù non è il compimento, ma il superamento dell’antica profezia. Nelle Beatitudini non c’è solo una sapienza della vita, un’etica. C’è un volto, un cuore e c’è un percorso per tutti coloro che in Lui, accettano l’esaltante vocazione di figli dello stesso Padre. In filigrana le Beatitudini mostrano il volto di Gesù. Lui è il “nuovo Mosè” che dona la “nuova legge” sul monte. E’ la nuova “magna Carta” donata a noi come guida. Sono otto le Beatitudini, più una che è una ripetizione. Otto è il numero perfetto. Le Beatitudini ci danno “l’identikit” di Gesù, perché lui è il beato per eccellenza avendole vissute per primo. Gesù è l’uomo delle Beatitudini…perché lui è il povero, l’afflitto, il puro, il mite, il perseguitato…

Le Beatitudini sono la “chiave” per capire Gesù morto e risorto. La novità delle Beatitudini è il cuore che vi pulsa: appunto Gesù il segreto dell’utopia. Il messaggio del “discorso della Montagna” ruota attorno a due Beatitudini: la prima e l’ultima: “beati i poveri e “beati i perseguitati”. Nella prima emerge “l’autoritratto” di Gesù tra i poveri e la sua missione. La povertà è lo stile dell’Incarnazione. Ma poi la parole che scandiscono le Beatitudini sono come la linfa di tutto il Vangelo. Sono il punto focale che segnano luminosamente tutto il ministero di Gesù. Ma è soprattutto l’ultima beatitudine a fare luce piena sul suo mistero: “Beati i perseguitati…rallegratevi ed esultate perché è la vostra ricompensa nei cieli”. La persecuzione e la gioia sono le due facce dell’evento pasquale: “l’agnello immolato” dell’Apocalisse, ha già vissuto la passione e l’ingresso nella vita risorta. E’ rivolta agli apostoli – discepoli e alle folle che lo seguono.

Solo così le Beatitudini aprono la nuova strada di ogni discepolo. Perché Gesù l’ha già percorsa, le ha già vissute fino in fondo, là dove splende la luce della Pasqua. Per questo le Beatitudini sono un discorso “scandaloso”, paradossale, perché parlano il linguaggio delle croce, della sofferenza e della morte…Ma quando il povero è beato, quando l’afflitto, il perseguitato…quando comprende la strada percorsa da Gesù. Eppure c’è una parola sinfonica: “Beati”, ripetuta otto volte. Sei beato non perché sei povero, ma perché sei nel regno di Dio; sei beato non perché piangi, ma perché sei consolato; sei beato se costruisci la pace, perché sei un figlio di Dio; sei beato, se sei misericordioso, perché troverai misericordia… Davanti sta il grande miraggio della felicità. Appunto la beatitudine, parola evocativa di una vita piena. Ogni creatura umana è fatta per la gioia, come l’uccello è fatto per volare. Nessuno nasce per morire, ma per vivere e nel cuore dell’uomo c’è uno struggente appello all’infinito, l’impronta dell’atto creativo. C’è una speranza a tutta prova perché “il Signore veglia sul cammino dei giusti”. Allora, beato te!...

 

                                                                                                                                                        Padre Gottardo

 

 Il 1°novembre, alle 15.00, al cimitero di Arbizzano ci sarà la Commemorazione di tutti i fedeli defunti

 

Ogni venerdi dai Padri Monfortani dalle 8.00 alle 11.00: Adorazione Eucaristica