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CREATI A SUA “IMMAGINE E SOMIGLIANZA”…

In questa domenica, anche gli imperatori fanno capolino nel Vangelo. La nascita di Gesù viene collocata in un contesto geopolitico ben preciso, quando Cesare Augusto decide di censire (da census, tributo da pagare) gli abitanti del suo impero. In una sola occasione è invece Gesù a parlare di Cesare: quando viene coinvolto in una delicata discussione politica circa la liceità del pagamento della tassa all’invasore romano. Gesù è interpellato in nome della sua schiettezza e sincerità, ma in realtà gli si tende un tranello. Cosa è di Cesare? Cosa è di Dio? La domanda è introdotta da un termine che dà il tono a tutta la discussione: “lecito”. Il classico “si può o non si può” che tutte le figure educative (genitori, insegnanti, confessori, avvocati…), si sono sentiti rivolgere, come fosse facile definire una linea netta e demarcata che delimiti l’area della liceità rispetto a quella dell’illecito. La risposta di Gesù, nei secoli successivi, è servita come spunto per rispondere alla domanda del rapporto tra Stato e Chiesa, politica e religione; ma è legittimo domandarsi se sia stata questa la sua intenzione.

Infatti sembra più pertinente che la risposta di Gesù abbia riguardato il fatto di restituire a Dio ciò che gli appartiene: non però come il saldo di un debito, ma come ritorno di un figlio al Padre. Al modo in cui un figlio “appartiene” al padre, così l’uomo è chiamato a restituirsi a Dio: è questa la sua salvezza, è così che salva la propria dignità. Perché a Gesù la dignità dell’uomo interessa: potremmo proprio dire che dal peccato originale in poi, Dio continua a rivolgere all’uomo la domanda: “Dove sei?” (Chi sei?...), e si mette a cercarlo prima nel corso della storia in Israele e poi nell’invio di suo Figlio. Una domanda formulata in modo binario ammette solo una risposta, positiva o negativa. Il conio dell’immagine di Cesare non era soltanto uno schiaffo alla libertà dei giudei, ma una provocazione sotto i loro occhi contro la legge: ciò era proibito dal primo comandamento. Non era dunque una questione accademica, ma attuale, esplosiva.

Per questo Gesù non risponde alla domanda in maniera diretta, ma anzitutto smaschera l’ipocrisia degli interlocutori, facendo lui stesso una domanda: “Perché volete mettermi alla prova”?... Gesù coglie la finta adulazione di chi gli fa un complimento. E risponde con franchezza, senza rodersi di rabbia, ma domandando che gli sia data una moneta in cui è raffigurata la testa di Cesare. Da cui il famoso detto di “dare a Cesare e a Dio secondo le appartenenze”. E, infatti, la domanda valida tuttora è: Chi è il Signore della mia vita? Di chi porto l’immagine e l’iscrizione? La Genesi ci dice che siamo creati a immagine di Dio, per questo gli apparteniamo, come la moneta a Cesare. Lui non può prendere il suo posto! A farisei ed erodiani Gesù risponde che loro desiderano non avere padroni, sognano di rimanere liberi da tutto e da tutti. Non vogliono pagare la tassa dell’imperatore, ma nemmeno ascoltare il Figlio di Dio: così facendo rinunciano alla loro dignità e finiscono per essere degli sciocchi egoisti, che hanno ridotto la loro vita di credenti a un “gioco” tra lecito e illecito simile all’evasore delle tasse che cerca ogni escamotage per la sua avidità…

 

 

                                                                                                                                                        Padre Gottardo

 

Il venerdi dai Padri Monfortani dalle 8.00 alle 11.00: Adorazione Eucaristica